Il Punto del Sindaco

Editoriale Giugno 2019

Titolo: ‘Usare, migliorare e tramandare la Casa Comune’

Il 2 ottobre 1955, Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, tenne uno straordinario discorso al cospetto dei sindaci delle capitali di tutto il mondo, eccezionalmente riuniti nel Salone dei 500 di Palazzo Vecchio. Era il primo incontro di questo genere del dopoguerra. Il discorso è passato alla storia con il titolo ‘Le città non possono morire’ ed è rimasto impresso nella memoria collettiva perché esprime quel sentimento di ‘casa comune’ che tutte le città, sia grandi che piccole, possiedono: un sentimento molto profondo che appartiene sia alle amministrazioni che al senso civico degli abitanti e che rappresenta il patrimonio da custodire e tramandare ai cittadini di domani. Ecco, in questo discorso, La Pira dice qualcosa che a me sembra particolarmente significativo e che voglio condividere con tutti voi: la città in cui viviamo o che amministriamo non è nostra. La riceviamo in eredità da chi è venuto prima di noi ed abbiamo il compito di tramandarla a chi ci seguirà. ‘Qual è il diritto che le generazioni presenti possiedono sulle città ricevute dalle generazioni passate? – si chiede La Pira – La risposta, è chiaro, non può essere che questa: hanno il solo diritto di usare migliorandolo, e non distruggendolo o dilapidandolo, il patrimonio visibile ed invisibile, reale ed ideale consegnato loro. Un patrimonio che è destinato ad essere trasmesso, accresciuto e migliorato, alle generazioni future: usare, migliorare e ritrasmettere la casa comune!’. È un monito, questo di La Pira, che vale per allora, per oggi e per il domani. Una sorta di regola universale del ‘buon governo’ cui abbiamo l’onere e l’onore di ispirarci. Soprattutto, una grande responsabilità. Senza naturalmente volerci neppure lontanamente paragonare alla straordinaria grandezza del ‘sindaco santo’ di Firenze, nel nostro piccolo come amministrazione abbiamo cercato il più possibile di fare nostra questa missione e di far sì che gli esiti della nostra gestione fossero migliorativi rispetto a ciò che avevamo a nostra volta ricevuto in eredità dal passato. Soprattutto, abbiamo deciso di puntare su due fattori: la competenza e il gioco di squadra. I fatti ci stanno dando ragione: il conto consuntivo del bilancio 2018 evidenzia una chiusura con un disavanzo di 1 milione.  Siamo in positivo di 1 milione, nonostante al nostro insediamento, nel giugno 2015, avessimo trovato una situazione tutt’altro che semplice e di segno esattamente contrario: il Comune aveva appena perso una causa da 1 milione di euro. Ciò nonostante, siamo riusciti a risalire la china e, con una buona gestione della cosa pubblica ed intelligenti operazioni di ottimizzazione dei costi, con la capacità di intercettare finanziamenti pubblici e creare meccanismi di produzione di nuove entrate per il Comune, siamo riusciti non solo a recuperare il gap iniziale, che avrebbe potuto mettere in ginocchio un’amministrazione della nostra dimensione, ma siamo riusciti a generare nuovo valore da redistribuire alla cittadinanza. Il tutto senza aumentare le tasse. Al contrario, diminuirle come nel caso della Tari grazie al nuovo virtuoso sistema di raccolta differenziata attivato due anni fa. Certo, c’è ancora lavoro da fare e tutto può essere migliorato. Ma la strada intrapresa è, a mio avviso, quella giusta per la nostra città. E quando verrà il momento di consegnarla a chi verrà dopo di noi, o ai nostri figli, lo faremo consapevoli di consegnare una città in piena salute economico-finanziaria, ricca di prospettive, capace di cogliere le opportunità e di guardare serenamente al futuro. E saremo fiduciosi che, ispirate dall’insegnamento di La Pira, le prossime generazioni non potranno che fare ancora di meglio. Buona estate a tutti!